Ei fu


Pierluigi Modesti:

Ancora una volta, il ricordo di un personaggio che ha segnato i tempi e la storia.

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Napoleon Crossing the Alps

Napoleon Crossing the Alps (Photo credit: Wikipedia)

Cosa ha signigicato Napoleone per le dinamiche politiche, sociali e culturali del nostro mondo?

Più rivoluzionario di Robespierre, più reazionario dei sovrani dell’Ancien Régime. Risveglia il cuore dei francesi facendo intonare la Marsigliese e poi sposa la figlia dell’Imperatore per assicurarsi un posto tra le teste coronate d’Europa. Conquista tutto ma, in modo stranamente simile ad un suo triste emulo del secolo scorso, non riesce nell’impresa di prendere Russia ed Inghilterra.

Condottiero passionale e grande stratega.

Quando fu signore dell’Elba, ne fece un piccolo Stato ideale, certo, per l’ideale di Stato del primo ottocento.

Utopista? Ecco, questo, in fondo fu il piccolo còrso.

E, come l’illustre Tommaso Moro, anch’egli fu vittima della ragion di Stato, anzi, fu vittima di un’Europa litigiosa, bellicosa, retrograda, calcolata, che fece un paradossale fronte comune contro il nuovo che avanzava, per quanto contraddittorio esso fosse.

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Guernica


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Pablo Picasso, 1937, Guernica, protest against...

Pablo Picasso, 1937, Guernica, protest against Fascism (Photo credit: Wikipedia)

Si dice che Picasso, durante l’occupazione nazista di Parigi, fosse controllato a vista da ufficiali tedeschi ai quali il pittore usava regalare una riproduzione del suo celebre “Guernica“.
Uno degli ufficiali, un giorno gli chiese: “E’ una sua opera, maestro?”
Picasso rispose: “No, no, è vostra!”

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Patriota o macabro assassino?


Pierluigi Modesti:

E qui andiamo veramente a tanti anni fa, quando iniziai a scrivere sul blog…

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Appunto questa è la domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo, viaggiando in Romania, sulla figura e sulla personalità dei voivoda Vlad di Valacchia, detto Tepes (l’Impalatore…) o più comunemente… Dracula!
Vissuto nel lontano XV secolo, presumibilmente tra Targoviste e Bucarest, quindi abbastanza lontano dalla nativa Sighisoara, in Transilvania, fu un convinto osteggiatore dei Turchi Ottomani che, all’epoca, ingerivano preponderantemente nella politica dei Balcani.
Tra storia e leggenda, divenne emblema dell’irredentismo valacco in un’epoca assai oscura, molto diversa dal luminoso Rinascimento italiano che negli stessi anni faceva risplendere le città della nostra penisola.
Immaginiamo, per quanto possiamo, questa Romania fredda e inospitale, costellata di castelli e cittadelle fortificate, ancora oggi visibili tra valli e monti della depressione carpatica. Immaginiamo anche battaglie medievali, cavalli, armature. Immaginiamo gli emissari della Sublime Porta, avidi di raggiungere il contatto diretto con Vienna per minare le fondamenta dell’impero nemico: guerrieri e ambasciatori, adorni di…

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Paris


imagesSalirono le scale, anguste, quasi a chiocciola, costellate, a più livelli ed in modo asimmetrico, di bianche e vecchie porte.

In cima alle scale, voltarono a destra ed imboccarono un lungo corridoio grigio, tra tubi gialli e muri scrostati.

Terza porta a destra. Entrarono.

L’abbaino era in penombra, le tende brune alle due basse finestre. Egli vi si avvicino e con un gesti sicuri le aprì.

La luce tenue del tardo pomeriggio illuminò il viso stanco di lei, che guardava l’amante a distanza. Lui aprì le imposte e, seduto sul davanzale, rivolse il suo sguardo sereno al Marais che si stendeva tra plumbei tetti fino giù alla colonna della Bastiglia.

Avevano deciso di trascorrere la notte nella grande Ville Lumiére e avevano chiesto all’amico G. di prestar loro la vecchia soffitta di Rue Voltaire.

Erano giunti alla Gare de Lyon dopo un lungo viaggio in treno che li aveva portati via dal sole del loro Sud alle nubi leggere della capitale ed erano saliti con le loro borse di pelle, logore di  viaggi, fino alla casa dell’amico, camminando a piedi, come farebbe ogni vero parigino.

Ella entrò in cucina. Nella dispensa c’erano vecchi barattoli di latta, ne scelse uno, lo aprì e annusò. L’odore era buono, di tè verde. Mise l’acqua nel bollitore e scaldò la teiera.

Guardò fuori dall’oblò. Si vedeva il verde dei cipressi di Pêre Lachaise. Sul davanzale una piantina di menta. Ne staccò qualche foglia e la mise a bollire con l’acqua e il tè.

Due tazze di ceramica marocchina le diedero l’idea di versarvi il caldo infuso con pochi pinoli, trovati in una piccola bustina di carta su una mensola.

Egli era assorto guardando la luce che si smorzava lenta da Montmartre a Montparnasse, argentando il nastro inquieto della Senna.

Sedette al suo fianco e gli porse una delle tazze, tenendo in mano l’altra, benché bollente.

Si ammirarono in silenzio, ora che la penombra tornava a invadere l’abbaino.

Non aveva importanza come avrebbero passato quella notte, quei giorni che presto sarebbero fuggiti. Contava l’attimo che ora vivevano, gli occhi dell’una negli occhi dell’altro.

All’orizzonte il sole pallidissimo del Nord spuntò improvvisamente.

Le tazze caddero sul davanzale, mentre le loro bocche si unirono inebriate dall’aura d’eros dell’immortale Parigi.

(Da Racconti dell’Eros, 2014)

Accettazione


L’umanità non sa accettare.

Anche le persone con mente e cuore aperti non sanno accettare. Quelli più avanzati riescono a farsi travolgere dal flusso di energia del mondo che li circonda, come un fiume in piena, inarrestabile, emozionante e pericoloso allo stesso tempo.

È l’emozione del corpo, dell’anima, dello spirito, vale a dire del cervello, del cuore, della divinità in noi. È quell’emozione che tendiamo ogni giorno a spegnere, a uccidere, oppressi da un senso di inadeguatezza costante.

(Da Meditazioni sulla Settimana Santa, 2014)